- Internet Story -
I più alti ufficiali del Pentagono
vissero il 4 ottobre 1957 come uno dei giorni peggiori della
loro vita: l’Unione Sovietica aveva messo in orbita,
battendoli sul tempo, lo Sputnik*, il primo satellite artificiale
della storia. Uno smacco inammissibile che denunciava un progresso
tecnologico preoccupante. Ma non basta: dopo l’incidente
della Baia dei Porci a Cuba, la tensione USA - URSS raggiunse
i massimi livelli. Nel 1964 anche la Cina sperimentava la
propria bomba atomica. Fu soprattutto in seguito a questi
eventi che l'Amministrazione statunitense creò sollecitamente
l'Advanced Research Projects Agency (ARPA), una struttura
interna al Dipartimento della Difesa, con l'intenzione esplicita
di ristabilire il primato americano nelle scienze applicate
al settore militare.
*: Sputnik, tanto per far notare la fantasia russa, significa
"satellite"...
I frutti imprevisti di quella scommessa bellica
li godono oggi oltre 50 milioni di persone di tutto il mondo.
Un risultato perverso, rispetto alla logica originaria, quanto
mirabile, che sta rivoluzionando il modo di comunicare probabilmente
tanto quanto solo l’invenzione dei caratteri mobili
di Gutenberg nel 1438 era riuscita a fare.
Il satellite russo, in particolare, aveva
rovinato il sonno a molti responsabili della Difesa americana,
popolando le loro notti di incubi crescenti: “Oggi lo
Sputnik, e domani?” era l’interrogativo angoscioso.
I migliori cervelli della Rand Corporation, il più
avanzato think-tank americano ai tempi della guerra fredda,
presero così ad arrovellarsi su un'incognita apocalittica:
“Come avrebbero potuto, i centri nevralgici del Paese,
comunicare dopo una guerra nucleare?” La domanda era
tragica e grottesca allo stesso tempo: “d’altronde,
si diceva, per quanto si corazzasse una rete di comunicazione
tradizionale, i suoi commutatori e i suoi cavi sarebbero stati
sempre vulnerabili a un attacco atomico. Il centro di quel
sistema sarebbe diventato immediatamente il bersaglio strategico
principale dei nemici che, colpendolo, avrebbero messo in
ginocchio irreparabilmente la nazione”.
Fu Paul Baran, una delle intelligenze di
spicco del centro studi, a proporre (1964) una risposta in
un report dal titolo On Distributed Communications Networks:
innanzitutto la rete non doveva avere alcuna autorità
centrale e avrebbe dovuto essere concepita, sin dall’inizio,
in modo da operare in un contesto di instabilità. Perché
questo avvenisse era assolutamente necessario che tutti i
nodi fossero indipendenti, avessero una pari gerarchia e fossero
capaci di originare, passare e ricevere i messaggi.
I messaggi a loro volta sarebbero stati scomposti in pacchetti
opportunamente targati per non perdersi lungo la via e ogni
pacchetto separatamente indirizzato verso la propria destinazione.
Soltanto una volta raggiunta la meta finale i diversi moduli
sarebbero stati finalmente ricomposti. La strada da percorrere
era una loro scelta, suggerita da una serie di computer appositamente
programmati per monitorare tutti gli snodi e incanalare i
dati lungo le vie più sgombre e sicure. Se per qualsiasi
motivo si fosse verificato un blocco lungo una della arterie
della rete, il pacchetto sarebbe stato immediatamente re-indirizzato
per una strada meno accidentata.
Come spiegò Bruce Sterling, “Fondamentalmente
il pacchetto sarebbe stato scaricato come una patata bollente
da un nodo all’altro, più o meno in direzione
della sua destinazione finale, sino a quando non avesse raggiunto
la sua giusta meta. Questo sistema di consegna piuttosto azzardato
può certamente essere definito è inefficiente
nell'accezione classica di questo termine (specialmente se
confrontato, ad esempio, al sistema telefonico) ma è
di certo estremamente resistente”.
Quindi, il problema che il Dipartimento della
Difesa statunitense si trovò a dover risolvere fu quello
di ideare, in qualche modo, un sistema atomicamente “invulnerabile”
e quindi (strutturalmente parlando) per forza di cose “acefalo”.
Vale a dire che la rete non poteva avere un “cervellone
centrale”, “quartier generale” che dirigesse
e coordinasse le altre unità ad esso facenti capo.
Internet, insomma, nasce come una strumento bellico che però
deve per forza rinunciare alla strutturazione gerarchica militare
classica. Tale organizzazione tradizionale pur essendo molto
pratica ed efficiente, se applicata nell'ambito della trasmissione
dell'informazione, risulta essere molto vulnerabile. Pertanto
ogni unità avrebbe dovuto trovarsi “sullo stesso
piano” di una qualsiasi altra componente la rete, e
soprattutto avrebbe dovuto essere in grado di funzionare a
prescindere dall’efficienza o addirittura dalla sussistenza
dalle altre. Questo avrà delle conseguenze essenziali:
ogni unità sarà dotata “una vita propria”
che non verrà pregiudicata dall'eventuale morte di
alcune “sorelle”.
Le ricerche sulla comunicazione tra calcolatori
effettuate nell'ambito del progetto portano, in conclusione,
a tre concetti fondamentali:
- L’introduzione del protocollo NCP
- Il Packet Switching (commutazione di pacchetto);
- Il Routing (attraversamento di più macchine per
raggiungere il nodo di destinazione).
Il protocollo NCP ha il compito di rendere
possibile la comunicazione e lo scambio dei dati fra i vari
sistemi collegati, spesso diversi tra loro per potenza di
calcolo, per sistema operativo, per marca. NCP divenne, quindi,
lo strumento per far comunicare computer di ogni tipo.
La commutazione di pacchetto prevede che i dati diretti verso
una certa destinazione vengano spezzati in piccole parti,
ognuna con il proprio indirizzo di destinazione. Packet switching
e routing consentono la creazione di una rete dove più
utenti condividono la stessa linea di comunicazione e i dati
vengono automaticamente dirottati su un percorso alternativo
nel caso di computer e/o circuiti non operativi : una rete
che ha l’essenziale caratteristica di poter continuare
a funzionare anche in caso di attacco nucleare. In questo
modo la trasmissione del messaggio sarebbe stata garantita
ad ogni costo, e l’efficienza delle trasmissioni di
ordini ed informazioni alle particelle militari assicurata.
Dunque è dalla volontà di creare
un sistema a prova di guerra nucleare che inizia la storia
di Internet. Quest’idea di una rete polverizzata e a
prova di bomba comincia cosi a farsi strada nei corridoi delle
più prestigiose comunità scientifiche. Nel 1965
ARPA sponsorizza un primo studio sui cooperative network of
time-sharing computers. Nel 1968 il Pentagono stanzia somme
importanti per una sperimentazione del sistema su larga scala.
Il primo nodo è istallato presso la UCLA, dove il laureando
Vinton Cerf (considerato dai più il padre legittimo
di Internet) frequentava con profitto i corsi di “computer
science”. Il primo embrione della rete, che venne chiamata
Arpanet, venne realizzato tra l’ottobre e il dicembre
del 1969 da una compagnia americana, la BBN, che si era aggiudicata
l’appalto da un milione di dollari promosso dall’ARPA.
Il 2 settembre 1969 vennero collegati i primi quattro nodi
della rete: tre realizzati in università californiane:
University California Santa Barbara, Stanford University,
University California Los Angeles, e il quarto localizzato
nell'Università dello Utah.
I quattro computer possono trasferire dati
su linee dedicate ad alta velocità; possono anche essere
programmati a distanza dagli altri nodi. Scienziati e ricercatori
esultano: si apre per loro una nuova era di condivisione di
progetti e scoperte, impensabile sino al giorno prima. Ma
già a questo punto Internet riserva la prima inaspettata
sorpresa: gli utenti della rete, quasi esclusivamente scienziati
od intellettuali universitari, non utilizzano la nuova risorsa
a disposizione per la stesura e la condivisione di progetti
e dissertazioni scientifiche, come ci si attendeva.Ben presto
i “lavori collettivi”, magari compilati a distanza,
lo scambio e la condivisione di dati contenuti in diversi
computer, e la pubblicazione di ricerche, studi e tesi personali,
fanno spazio sempre di più alle chiacchiere personali
e alla varia umanità: ogni utente ha un proprio account
e un indirizzo corrispettivo su Arpanet, è inevitabile
quindi che la rete divenga anche un enorme ufficio postale,
il primo che non fa pagare i francobolli e che recapita le
lettere non appena gli vengono affidate. L'utilizzo della
rete comincia a sfuggire alla capacità di previsione
umana gli studiosi si scrivono: l’e-mail si impone.
Nonostante Arpanet fosse stata voluta dal
Dipartimento della Difesa statunitense, l’obiettivo
originario di creare un sistema di controllo rigidamente militare
non venne mai realizzato. Quindi la storia di Internet nasce
da un progetto ideato per difendere gli Stati Uniti dalla
guerra nucleare, che invece si trasforma in un importante
strumento di crescita pacifica per il mondo civile. Ben presto
il progetto di rete di ARPA venne gestito più come
una risorsa universitaria che come una istituzione militare.
Internet è così cresciuta in maniera quasi anarchica
grazie alla collaborazione fra i ricercatori che si sono occupati
del progetto nel corso degli anni. L’aspetto cooperativo
e volontaristico è rimasto una caratteristica tipica
della Rete anche negli anni successivi. Senz’altro in
principio non esistevano motivi per sospettare che Internet
potesse evolversi fino a diventare una rete accessibile al
grande pubblico.
Anni ‘70 - Arpanet continuò
a crescere e la sua struttura decentralizzata rese più
facile questa espansione. Nel 1971 la rete era composta da
23 nodi, che, nel 1972 erano già diventati 37. Questo
sistema permetteva, sostanzialmente ai computer di condividere
dati e ai ricercatori di scambiarsi posta elettronica (e-mail).
Il traffico principale su Arpanet riguardava news e messaggi
personali, che miravano a semplificare la collaborazione su
progetti complessi, a scambiarsi appunti sui vari studi. Arpanet,
insomma, esplorava la tendenza, che poi sarà propria
di Internet, di trasformarsi da uno strumento informatico
classico a un mezzo di comunicazione alternativo a quelli
tradizionali.
Nel marzo 1973 un’altra fondamentale
innovazione: Vinton Cerf, dopo lunghi studi sui problemi di
interconnessioni tra reti diverse ad Arpanet, schizzò
l'architettura dei “gateway”, i computer “passerella”
tra un sistema e un altro. Grazie a questi collegamenti viene
offerta al nuovo media una possibilità di espansione
senza limiti. Arpanet è già una piccola rete
di reti, una confederazione di network diversi che si danno
delle regole e dei protocolli comuni per parlare tra di loro
attraverso un sistema aperto a cui si possono collegare ulteriori
reti di diverso tipo.
Anni ‘80 - Arpanet è diventata
Internet e si è espansa con un tasso di crescita fenomenale.
Università, compagnie di ricerca e agenzie del governo
hanno incominciato a collegare i loro computer a questa rete
sempre più su scala mondiale. Forse ciò che
giustifica una così robusta crescita di Arpanet è
costituito proprio dallo standard di comunicazione che i computer
collegati condividono. Le macchine, sia pure con sistemi operativi
differenti, devono parlare la stessa lingua, che si fonda
sul packet-switching. Questo idioma viene chiamato, originariamente
(1970), NCP, ovvero Network Control Protocol, ma presto (1982)
gli scienziati Vinton Cerf e Bob Khan ne forniscono una versione
più raffinata, nota come TCP/IP (Transmission Control
Protocol). Un codice di comunicazione che funziona in due
fasi: seziona all'origine i messaggi in diversi pacchetti,
per poi ricomporli in unità una volta arrivati a destinazione.
Nel 1983 l'origine bellica di Arpanet è completamente
superata. A ratificare il cambiamento, il ramo militare della
rete si stacca da questo macro organismo in continua espansione,
andando a formare Milnet. Arpanet muore e nasce Internet.
Negli anni ‘80 si cominciano a realizzare i presupposti
che determineranno, negli anni a venire, l'esplosione della
Rete. L’aumento delle connessioni, soprattutto da parte
delle università, è esponenziale.
Il primo novembre 1988 la paura corre sul filo: un virus,
diffuso in rete, colpisce circa un computer su 10 dei 60.000
collegati. Al Darpa, oramai in smantellamento, hanno un sussulto
di vitalità e formano tempestivamente il CERT (Computer
Emergency Response Team).
Per chi ama la chiacchiera elettronica live, Jarkko Oikarinen
sviluppa Internet Relay Chat (IRC).
E, assieme agli altri e peggiori steccati che stanno per crollare,
anche FidoNet viene collegata a Internet, rendendo così
possibile lo scambio di e-mail e news tra i due sistemi una
volta non comunicanti.
Nel 1990 nascono le prime associazioni per
tutelare i diritti che alla cittadinanza telematica pertengono.
La più nota è, di gran lunga, la Electronic
Frontier Foundation (EFF), fondata da Mitch Kapor. Sul versante
dei software per la navigazione e la ricerca di informazioni
in Rete, le innovazioni sono fondamentali. Le principali sono:
Archie (di Peter Deutsch, Alan Emtage e Bill Heelan), Hytelnet
(di Peter Scott),WAIS (Wide Area Information Servers) (inventato
da Brewster Kahle), Gopher (di Paul Lindner e Mark P. McCahill),
PGP (Pretty Good Privacy) (di Philip Zimmerman).
Tali strumenti sono tutti contemporanei e incontrano subito
un significativo successo.
Ma la vera novità viene alla ribalta
un anno più tardi, 1992, ed è rappresentata
dallo scheletro del World-Wide Web (WWW), un sistema multimediale
ad ipertesto con tecnologia client/server, concepito al Cern
di Ginevra dall’équipe guidata da Tim Berners-Lee.
Il Word Wide Web (ovvero “ragnatela mondiale”)
è uno strumento per muoversi facilmente nella rete
alla ricerca di informazione, documenti e dati, ed è
d'altro canto uno strumento per la diffusione telematica di
documenti elettronici multimediali, attraverso il canale di
distribuzione più vasto e ramificato del mondo: Internet.
Tre caratteristiche hanno fatto del WWW una vera e propria
rivoluzione nel mondo della telematica:
- l'estrema facilità di utilizzazione delle interfacce;
- la sua organizzazione ipertestuale;
- la possibilità di trasmettere informazioni multimediali.
Gran parte dell'esplosione del “fenomeno
Internet” che si avrà in seguito è legata
proprio alla diffusione di questo strumento. Nello stesso
anno, inoltre, nasce Veronica, uno strumento di ricerca del
gopherspace, opera dell'ingegno dell’Università
del Nevada.
Il 1993 è l’anno della novità
decisiva, quello in cui (sono parole dell'Economist) “ad
Internet spuntano delle ali multimediali”. Mosaic dà
un impulso straordinario al fermento della Rete: il traffico
sul Web si moltiplica in progressione geometrica a un tasso
annuale superiore al 300%. Mosaic è il primo software
a interfaccia grafica di navigazione che permette di spostarsi
facilmente sul Web, decidendo la rotta a clic di mouse, e
potendo anche usufruire delle immagini, i suoni e i video
disseminati lungo il cammino. Si fa più concreta l’idea
di “cyberspazio” che lo scrittore Gibson aveva
futuristicamente prefigurato nel suo libro dell'84. E tutto
questo è alla portata di persone che possono avere
una conoscenza e una pratica informatica anche modestissima.
Insetti e rettili di tutti i tipi popolano allegramente il
Web: sono Worms (vermi come il WWW Worms o W4), Spiders (ragni),
Wanderers, Crawlers, and Snakes (serpenti). Tutti sistemi
che passano in rassegna senza sosta il Web per indicizzare
e razionalizzare le informazioni e le risorse che vi si possono
trovare. L'Amministrazione Clinton e il Vicepresidente Al
Gore in particolare, tagliano il nastro dell’US National
Information Infrastructure Act.
Nel 1994 Arpanet/Internet compie venticinque
anni: un quarto di secolo. Prime avvisaglie di uno sbarco
ormai improrogabile: i centri commerciali espongono on-line
e vendono di tutto. I giornali di tutto il mondo riportano
una curiosità eloquente: Pizza Hut, la più grande
catena di pizzerie del mondo, consente di prenotare on-line
e garantisce, in certe città, la consegna a domicilio
della Margherita o della Quattro Formaggi preferita.
Nel 1995 la National Science Foundation ritiene
di aver terminato il suo compito: ha incubato, investendo
miliardi, lo sviluppo della Rete, adesso cresca da sola. Il
traffico è dirottato sulle dorsali private che, via
via, erano venute affiancandosi a quella pubblica originaria.
Il WWW diventa prepotentemente la zona più trafficata
della Rete. Matricola in Borsa, Netscape di Mark Andreessen,
ottiene alla quotazione un risultato record (9 agosto). Ma
non basta: Internet punta ancora più in alto, e sale
fino al Cielo. Anche i pescatori di anime si rendono conto
delle potenzialità del media. Le vie del Signore sono
infinite e cominciano a trasformarsi anche in autostrade telematiche:
il Vaticano on-line tocca i 40.000 contatti giornalieri durante
la prima settimana di presenza in rete.
Nel 1996 la stampa specializzata e tutti
gli addetti ai lavori cominciano a focalizzare la loro attenzione
soprattutto sul rivoluzionario linguaggio JAVA e su VRML (Virtual
Reality Modelling Language), ovvero l’HTML per costruire
ambienti virtuali in 3 dimensioni. Il 2003 viene vista come
possibile data dell’en plein. Questa la scadenza entro
la quale, da estrapolazioni apparse nell'estate '95 su un
mensile specializzato, ogni abitante del pianeta sarà
collegato a Internet sulla base dell'attuale ritmo di crescita.
Straordinario e mozzafiato, se fosse vero, ma ogni previsione
di questo tipo risulta assai spericolata. L’autorevole
Nielsen Media Research, che fa rilevazioni sul pubblico televisivo,
ha fornito i primi dati con rigorose basi scientifiche: circa
37 milioni di persone, solo tra Canada e Stati Uniti, hanno
accesso alla Rete. Di questi, almeno 24 milioni hanno usato
Internet negli ultimi tre mesi (una quota che rappresenta
l’11% della popolazione che va da 16 anni in su). In
media questi utenti sono stati collegati circa 5 ore e mezza
alla settimana.
Nel 1998 iniziano i processi contro la “Microsoft”
di Bill Gates accusata di aver costruito in Internet un monopolio
in quanto il nuovo sistema operativo Windows 98 conteneva
nel suo interno il Broswer Internet Explorer 4.
Ed ecco la notizia, per qualcuno, di notevole
impatto emotivo: Internet sta “mangiando” spettatori
alla televisione: le famiglie statunitensi, dopo cena, invece
di passare le solite “due orette” davanti alla
TV lo fanno davanti al computer collegato in rete. Il tutto
con grande gioia degli psicologi, che non smettono di rimarcare
il grosso lavoro cerebrale che compie il cervello umano nell'interattività
telematica rispetto alla ricezione passiva che si ha davanti
al televisore. E finalmente abbiamo anche il primo “identikit”
preciso dell'utente tipo del WWW. Dei cibernauti veniamo a
sapere che sono prevalentemente maschi, bianchi, di buona
cultura e robusto conto in banca. Altre quantità significative
sono quelle del numero di computer host che fanno “fisicamente”
parte della Rete. La progressione non ha bisogno di commenti:
dai 4 nodi originari del 1969 si è arrivati agli 80.000
del gennaio ‘89, ai 376.000 del gennaio ‘91, sino
a sfondare il tetto dei 9.472.000 nel gennaio ‘96.
Naturalmente l'aumento più portentoso di cui si può
dare conto è quello della provincia più fortunata
del mondo Internet. Da quando, a metà del 1993, il
Cern di Ginevra inventa il Word Wide Web, la rete si popola
di navigatori neanche fosse una miniera d’oro.
Nel 1994 le dimensioni complessive della
Rete sono raddoppiate ma, nello stesso tempo, il Web si è
moltiplicato di almeno 20 volte. In soli 18 mesi gli utilizzatori
hanno creato più di 3 milioni di pagine che integrano
informazioni, immagini e suoni, entertainment e pubblicità.
Un'esplosione non effimera, secondo il settimanale inglese:
“La crescita della Rete non è il frutto del caso
o della moda del momento, ma la conseguenza dello sbrigliamento
della potenza della creatività individuale. Se fosse
un’economia, sarebbe il trionfo del libero mercato sulla
pianificazione centralizzata. In musica, il jazz che ha la
meglio su Bach. In termini politici, la democrazia che schiaccia
la dittatura”.
Un ruolo determinante nel passaggio dal bandolo
delle viuzze elettroniche alle spianate a quattro corsie delle
information highway che molti preconizzano da tempo sarà
dato dagli “agenti intelligenti” e dai motori
di ricerca, sempre più semplici e potenti. La loro
funzione è proprio quella di costituire l'antidoto
più efficace contro il sovraccarico da disponibilità
di informazioni. Per quanto riguarda lo sviluppo delle transazioni
on-line che promettono il più grande boom negli anni
a venire, tutto va di pari passo con le tecniche che ne garantiscono
la sicurezza. Tecniche di codifica e denaro digitale: quando
i soldi degli utenti potranno circolare in Rete senza (eccessivi)
rischi, non c’è dubbio che la macchina del commercio
elettronico comincerà a viaggiare a pieno regime, producendo
utili che fanno già gola a molti.
Il periodico specializzato Washington Technology
scommetteva, nell'ultimo numero del ‘95, anche sulla
telefonia via Internet. E si tratta di una prospettiva tutt’altro
che remota. I programmi ci sono, ma vanno perfezionati e richiedono
apparecchiature informatiche di una qualche sofisticazione.
Se il computer ha una scheda audio, microfono e altoparlante,
una volta stabilita la connessione, ciascuno a proprio turno,
come nelle walkie-talkie, parlerà e ascolterà:
la parola sarà digitalizzata e spedita lungo la Rete
e, dopo un intervallo di circa un secondo, sarà ascoltata
dall’altro capo dell'inconsueta cornetta. La qualità
sonora lascia ancora a desiderare; le imperfezioni della comunicazione
sulle autostrade elettroniche non sfuggiranno certo a chi
ha l’orecchio fino. Ma fare una telefonata in Internet
oggi è una possibilità reale. Quando si ha a
che fare con la Rete, spesso succede che le novità
del giorno prima sembrano ammuffite a pochi mesi di distanza.
Non è ancora il caso del linguaggio HTML, materia prima
indispensabile della totalità del Web, ma è
certo che gli emuli che stanno venendo fuori fanno guardare
alla tradizionale programmazione ipertestuale come a un vecchio
amico, simpatico ma limitato. Adesso bisogna fare i conti
con il più pimpante VRML, inventato dal giovanissimo
Mark Pesce assieme a un gruppo di ricercatori americani per
costruire in Rete spazi tridimensionali. Potrebbe essere l’inizio
per un ufficio virtuale dove, in ambiente immersivo persone
collegate da posti diversi e lontanissimi potranno ritrovarsi
e lavorare insieme per altre cose anche più piacevoli.
Sostanzialmente, la novità è che VRML aggiunge
la terza dimensione all’HTML, mantiene la caratteristica
di essere indipendente dalla piattaforma sulla quale si trova
(Unix, Windows, Macintosh), ed è un linguaggio di descrizione
più che di programmazione, rivolto agli oggetti e largamente
espandibile. La rivoluzione nella rivoluzione però
sembra, alla maggior parte degli osservatori, costituita dal
nuovo e dirompente linguaggio di programmazione dal nome semplice
e accattivante e una tazza di caffè fumante come marchio:
Java. Il programma della Sun che consente di utilizzare, con
relativa facilità, la rete come serbatoio di programmi
e applicazioni, da usare nel momento in cui sono necessari
e da far ripiombare poi nel buio cyberspace.
Internet è frutto della “Guerra
Fredda”. Nei primi anni sessanta aleggiava nel mondo
il terrore di una guerra nucleare. In questi frangenti il
ministero della Difesa americano avviò un progetto
che aveva il fine di preservare le telecomunicazioni in caso
di guerra atomica. Come avrebbero comunicato le autorità
americane dopo una guerra nucleare? L'America del posta nucleare
avrebbe dovuto avere una rete per il controllo comando collegato
tra città, stati, basi. Ma in qualunque modo la rete
fosse difesa, i suoi componenti sarebbero stati vulnerabili
all'impatto di bombe nucleari. Un attacco atomico avrebbe
ridotto qualsiasi network al silenzio. E come sarebbe stata
comandata e controllata la rete? Ogni autorità centrale
sarebbe stata il primo bersaglio di ogni attacco e non esisteva
alcun mezzo per garantire la funzionalità di un centro
di telecomunicazioni sottoposto ad un attacco nucleare.
L’idea partorita dalla Paul Baran nel
1964 si basava proprio su questo presupposto. Se non è
possibile mantenere intatta una rete di telecomunicazioni,
è necessario allora creare un’infinità
di strade alternative per la circolazione dei dati , in modo
che anche l’eventuale distruzione di molti dei nodi
funzionanti non interrompesse il flusso delle informazioni
all'interno della rete.
La struttura doveva essere in grado di resistere nel caso
una guerra avesse intaccato parte della rete: non doveva essere
quindi un progetto accentrato, ma costruito in modo che ciascun
calcolatore fosse autonomo nella sua comunicazione con gli
altri nodi. Questa rete non avrebbe dovuto essere controllata
da alcuna autorità centrale, perché questa sarebbe
stato il primo bersaglio in caso di guerra. Tutti i nodi della
rete sarebbero dovuti essere sullo stesso piano degli altri,
ogni nodo con la propria autorità di generare, trasmettere
e ricevere dati e informazioni. Tali messaggi, quindi, sarebbero
stati divisi in pacchetti ed ogni pacchetto separatamente
indirizzato. Ciascun pacchetto sarebbe partito da uno specifico
nodo sorgente e finito ad un altro nodo di destinazione e
sarebbe andato in giro attraverso la rete su base individuale.
Non importava che giro facesse, ma solo il risultato finale.
Il pacchetto sarebbe stato sballottato da nodo a nodo come
una patata bollente, più o meno nella direzione della
sua destinazione, fino a giungere nel posto che gli spettava.
Se pezzi consistenti di rete fossero stati distrutti, si poteva
comunicare tramite nodi ancora attivi.
Negli ultimi anni il linguaggio di programmazione
è stato ulteriormente migliorato dall'introduzione
delle pagine DHTML (D sta per Dynamic) che, con l'ausilio
di programmi quali PHP e SQL, permettono agli utenti di navigare
con maggior sicurezza e di accedere a serv izi sempre più
completi ed innovativi.
Anche il metodo di comunicazione diventa
sempre più rapido e complesso: dalla comunicazione
su via telefonica si passa prima a quella via cavo americana,
alle fibre ottiche per arrivare alla comunicazione via satellite:
la velocità di comunicazione raddoppia, triplica e
sembra non conoscere frontiere.
Oggi, nel 2003, la nuova tecnologia Wi-Fi
sta prendendo il sopravvento e promette velocità elevatissime
(20Mbit/secondo, rispetto ai 14kbit/secondo di Arpanet) ed
una nuova rivoluzione di potere: tale via di comunicazione
sarà infatti gratuita, con tutti i pro ed i contro
che questo comporta. |